Intervista a Marco Buticchi

Il salotto virtuale del nostro blog ha oggi un ospite davvero d’eccezione: un autore di numerosi bestsellers tradotti in tutto il mondo, lo scrittore Marco Buticchi che ringraziamo per aver accettato di fare questa chiacchierata insieme a noi.

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d.) I suoi primi romanzi, “Il cuore del profeta” e “L’ordine irreversibile”, erano autoprodotti. Parliamo dei primi anni novanta, quando non era ancora così facile pubblicare un romanzo senza un editore. Ora il “self publishing” è una pratica diffusa e permette a chiunque abbia un minimo di dimestichezza con internet di pubblicare la propria opera con una certa facilità. Pensa che sia un bene o un male?

r.) Sicuramente un bene. Se non altro perché evita di cadere nelle mani di ‘pubblicatori’ (così li chiamo perché non si tratta di editori) che chiedono soldi per dare luce alla nostra passione.

d.) I detrattori del self publishing sostengono che le grandi case editrici siano prevenute nei confronti di chi si è auto pubblicato. Lei è la prova vivente che ciò non è vero…

r.) E infatti ne sono un sostenitore: pubblicare significa misurarsi e, oltre alla fidanzata e alla zia maestra, far leggere ciò che si è scritto anche a una cerchia più ampia (e più critica) di lettori.

 d.) Per avere successo, un autore emergente deve vendere come minimo in tutta Italia, non solo nella propria città. Se ne è in possesso, le chiedo di svelarci la formula magica: cosa bisogna fare affinché migliaia di lettori scelgano di acquistare il libro di un emerito sconosciuto?

r.) Accidenti… ho perso la formula salendo le scale… scherzi a parte se fosse così facile capire perché migliaia di persone si indirizzano verso un bisogno, il mondo cambierebbe in pochi istanti.

 d.) Marco Buticchi uno scrittore di successo lo è diventato davvero. Quali consigli si sente di dare agli autori esordienti che stanno cercando di trovare il loro primo editore?

r.) Scrivere, scrivere, scrivere. Senza pensare a platee sconfinate di lettori. Il successo, se si è bravi e si ha fortuna, poi arriva. Importante è lasciare memoria in un mondo che ha paradossalmente perso le nostre singole memorie.

 d.) In Italia si legge davvero poco. Cosa bisognerebbe fare secondo lei per incentivare le persone a leggere di più?

r.) Diventare autori meno presuntuosi. E ci stiamo arrivando. Un certo Alberto Moravia diceva che il piacere dello scrivere sta nell’essere letti. Troppo spesso il narcisismo prende il sopravvento in chi crea un’opera e porta a confondere il proprio gusto con i gusti della collettività. Dal dopoguerra in avanti gli autori italiani si sono tutti sentiti dei veristi alla deriva, convinti che la propria esistenza (o il proprio racconto) fosse al centro dell’universo. Purtroppo non era così e, mentre in Italia si perdeva il gusto della lettura, altrove si scriveva per il piacere d’esser letti. Ma, come dicevo, le cose stanno cambiando…

 d.) A quale dei suoi romanzi è più affezionato?

r.) Sono tutti figli miei e ognuno è amato per il momento in cui è nato, per i ricordi che si porta dietro e per le soddisfazioni che mi ha regalato.

d.) I romanzi della saga di Oswald Breil, ambientati ai giorni nostri, sono caratterizzati dall’intreccio con vicende avvenute in epoche remote. Cosa l’affascina del rapporto tra il nostro passato e ciò che siamo ora?

r.) Guardarsi indietro e accorgersi che poco o nulla è cambiato può fare paura. Eppure il passato dovrebbe insegnarci che certi errori sarebbe meglio non ripeterli.

d.) Se, dovendo partire per un lungo viaggio, potesse portare con sé un solo libro, quale sceglierebbe, esclusi i suoi?

r.) Un romanzo d’avventura, di quelli che hanno fatto sognare generazioni di ragazzi. Che so, un romanzo di Salgari, Verne, Stevenson.

 d.) Ci vuole parlare del suo ultimo romanzo, “Casa di mare”?

r.) Si tratta di una di quelle memorie che devono essere preservate in forma scritta. Con questa idea ho iniziato il romanzo che tratta della vita di una persona a me cara. Ma, mentre procedevo con quello che pensavo sarebbe stato un esercizio da riporre nella teca di famiglia, mi è esplosa tra le righe un’Italia meravigliosa, unica, dinamica. Un Paese capace di miracoli e da raccontare. Così mi sono trovato a narrare la storia di una nazione attraverso gli occhi di un protagonista della sua epoca. Ne è uscito un corposo romanzo d’avventura che affonda le radici nella verità.

d.) I suoi progetti per il futuro?

r.) Sto ultimando un nuovo romanzo che ha come protagonista la coppia Breil-Terracini e che si svolge, per la parte ‘antica’, nel Messico di Massimiliano d’Asburgo: un controsenso storico ricco di misteri.

 d.) L’ultimo libro che ha letto?

r.) Per ‘lavoro’ Recollections of my life, un’edizione Bentely del 1868 del diario di Massimiliano d’Asburgo del suo viaggio in Brasile. Per ‘diletto’ Il cacciatore del buio di Donato Carrisi.

Marco Buticchi è nato a La Spezia nel 1957 ed è uno degli scrittori italiani di maggior successo. Tra i suoi numerosi bestsellers, tutti editi da Longanesi, ricordiamo Le pietre della luna (1997),  Menorah (1998), Profezia (2000), La nave d’oro (2003), L’anello dei re (2005), Il vento dei demoni (2007), Il respiro del deserto (2009), La voce del destino (2011) con il quale si aggiudica il Premio Emilio Salgari e arriva in finale al Premio bancarella 2012, La stella di pietra (2013) e Il segno dell’aquila (2015). Casa di mare (2016) è il suo ultimo romanzo.

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