Le recensioni di Gianluigi Repetto: Perché gli uomini…

Chiedete a dieci donne e a dieci uomini di definire con una sola parola i rappresentanti del sesso opposto… Gianluigi Repetto ha recensito per noi questo divertente libro di Alberto De Martini.

perchè gli uomini...

PERCHE’ GLI UOMINI SONO STRONZI E LE DONNE ROMPICOGLIONI

di Alberto De Martini

Editore: Mondadori

 pagine: 156

Psicologia divertente.
Questo libro non è un trattato di psicologia o sociologia ma iuta a capire certe cose con semplici ragionamenti dettati dal buon senso e dall’osservazione. Divertentissimi i piccoli dialoghi esplicativi alla fine di ogni capitoletto.
Lo regalerei a ogni coppia che decide di sposarsi o come regalo per tutti al compimento del venticinquesimo anno d’età.
Non è un trattato scientifico che contiene verità assolute ma ridendo e scherzando rivela alcuni tratti caratteristici dei due generi; aiuta a non prendersi troppo sul serio, a ridere dei propri difetti e anche a comprendere un pochino meglio gli altri e noi stessi.
Alla fine si deve convenire che è vero: gli uomini sono str… e le donne rompic…
Da leggere.

repetto1 Voto 8/10

Annunci

Appunti di viaggio: Berlino

Sono sempre stato del parere che uno scrittore, per ambientare con efficacia e credibilità i propri romanzi, debba viaggiare, vivere personalmente i luoghi, calpestare le terre, parlare con la gente, conoscere gli usi e le consuetudini. A tal fine, oltre che per motivi editoriali, mi sono recato a Berlino. La capitale tedesca, una volta di più, è riuscita a stupirmi.

All-focus

Una città che è stata quasi completamente rasa al suolo nel 1945 e che, dunque, ha perduto irrimediabilmente buona parte delle sue vestigia storiche, è riuscita a trasmettermi una forte personalità, un tangibile senso di appartenenza alla propria storia.  Berlin 2Lacerata dalle bombe, umiliata dalla sconfitta, oppressa dal senso di colpa che l’onta delle persecuzioni razziali ha inevitabilmente lasciato ai posteri quale irrinunciabile eredità, mi ha accolto a testa alta, con dignità, fervore nazionalistico e decoroso distacco. Di certo, i tedeschi hanno parecchi difetti (per esempio dovrebbero smetterla di voler comandare a casa degli altri), ciò nonostante, da loro abbiamo molto da imparare. Nove linee della metropolitana All-focus che transitano invariabilmente ogni sei minuti, altrettante linee di superficie, autobus e tram mi hanno permesso di girare in lungo e in largo una città di tre milioni e mezzo di abitanti su un’area di 900 km quadrati (Roma è 400 km quadrati in più con 700 mila abitanti in meno!) senza mai trovare ingorghi, code, né alcun problema di viabilità. I monumenti, le piazze, le strade sono pulite. Non ho visto capannelli di immigrati nullafacenti bivaccare agli incroci o nelle zone buie vicino allo zoo. Non ho visto “povera gente che scappa dalla guerra” fare i posteggiatori abusivi nei parcheggi pubblici o importunare la gente sul metrò, dove, tra l’altro, non ho mai avuto problemi a trovare un posto a sedere, anche durante le ore di punta. Ho visto invece la gente di Berlino lavorare senza il senso di oppressione e sgomento che i nostri governi hanno da troppi anni impresso sulla faccia dei bar pedalilavoratori italiani, togliendo loro il piacere di lavorare. Per esempio, ho visto transitare per le vie della città un … “bar a pedali” al centro del quale il barista  spillava birre mentre il collega guidava e gli avventori pedalavano allegramente: non aveva targa, né luci, né – sono sicuro – sarà stato sottoposto ai centomila cavilli burocratici tipici dei nostri legislatori, ma funzionava, senza disturbare nessuno, strappando sorrisi ai turisti e dando lavoro a due persone.

Un discorso a parte merita il Tiergarten, un immenso parco situato nel cuore della città, tra il fiume Sprea a nord e la Tiergartenstrasse a sud. Oggi è uno dei parchi urbani più grandi del mondo, pieno di gente che fa jogging, gioca, fa picnic oppure, in certe zone, può perfino prendere il sole nuda. A onor del vero, in certe sue parti non è tenuto in maniera impeccabile e constatarlo mi ha rallegrato: anche i tedeschi non sono perfetti, ragione in più per tentare di imitarli. Attraversandolo  ho incontrato poliziotti a cavallo, un’unità cinofila e tante famiglie con bambini ma nemmeno un tossico-nullafacente-pregiudicato-scroccone (che in Italia il PD e la Bonino definiscono “risorse per il nostro Paese”). Nemmeno abbiamo visto deiezioni canine (nelle strade un paio di volte sì, ma rispetto a una città italiana il rapporto è di uno a mille). La domenica, attraversando la Berlin 1celebre Alexanderplatz, che una volta era il cuore pulsante di Berlino Est, ho fatto un’altra piacevole scoperta:  i supermercati e i negozi, anche quelli delle grandi catene multinazionali, erano chiusi! Sì, avete letto bene: in Germania, come accadeva in Italia prima del delirio consumistico, almeno un giorno alla settimana tutti i negozi (certo, anche Decathlon!) chiudono i battenti. Il giorno dopo, consultando preoccupato i quotidiani, ho realizzato con sollievo che nessuno era morto per aver trovato un centro commerciale chiuso.

All-focus

Ho cenato per un paio di sere al Joseph-Roth-Diele: intitolato al celebre scrittore ebreo austriaco, è un locale rivestito in legno con scaffali ricolmi di libri che ci catapulta negli anni ’20, periodo nel quale Roth viveva proprio a due passi da lì, in Postdamer Strasse. Citazioni dalle opere dello scrittore si possono leggere nelle stampe incorniciate, dipinte sui muri e sul soffitto a volte, impregnando il locale stesso di un’atmosfera magica. Appena fuori, dal lato opposto della strada il Berlin Wintergarten Theatre è un varietà d’altri tempi, forse un po’ pacchiano ma di certo vivo, pulsante. Per gli amanti della musica, gli studenti del conservatorio Hochschule fur musik Hanns Eisler dimostrano il loro talento in molti concerti ogni settimana, quasi tutti gratuiti  o dal costo contenuto.

Un ulteriore e più accurato approfondimento meritano i luoghi della memoria, che sono numerosi e struggenti.  Dove il nazismo aveva le sue sedi più sinistre oppure dove sorgeva il muro che ha diviso  in due la città e un intero popolo per tanti decenni. Per questo vi do appuntamento al prossimo articolo.

Allegorico e distopico: George Orwell

Lo scrittore britannico George Orwell, il cui vero nome era Eric Arthur Blair, nacque in India nel 1903 e morì a Londra nel 1950. Interrotti gli studi a Eton e abbandonato il suo lavoro di funzionario di polizia in Birmania, Orwell decise di seguire la sua vocazione letteraria. Scoppiata la guerra civile spagnola, lo scrittore decide di  prendervi parte combattendo nelle file del Partito Operaio di Unificazione Marxista (POUM), contro il dittatore Francisco Franco. Da questa esperienza controversa nascerà il libro Omaggio alla Catalogna (1938). Lo scrittore inglese ottenne un enorme successo mondiale qualche anno più tardi con i romanzi La fattoria degli animali (1945) e 1984 (1948), due tra le più intense e significative prese di posizione contro i regimi totalitari di ogni tempo. Oggi generalmente considerato uno dei maggiori autori di prosa in lingua inglese del XX secolo, Orwell ha uno stile di scrittura, che, pur esprimendo concetti complessi, è chiaro, con parole ben comprensibili.

George-orwell

Tra le sue opere è doveroso citare anche i meno noti romanzi Giorni in Birmania (1934) e Fiorirà l’aspidistra (1936) e i saggi L’uccisione dell’elefante (1936), Gli Inglesi (1936), Marrakech (1939), Dentro la balena (1940) e La libertà di stampa (1945).

Il libro del mese: Il silenzio degli innocenti

Un legame pericoloso, un’indagine con la massima priorità. E’ giungendo a patti con il male che si può sconfiggere il male stesso? Ecco il capolavoro di Thomas Harris…

Il silenzio degli innocenti

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI

Titolo originale: The Silence of the Lambs (1988)

di Thomas Harris

Intento a dare la caccia a un pericoloso serial killer che uccide e scuoia le sue giovani vittime, il Federal Bureau of Investigation affida alla giovane e promettente agente Clarice Starling il compito di risolvere il caso. La brillante allieva della Sezione Scienza del Comportamento dell’FBI, si reca a visitare un altro serial killer, il dottor Hannibal Lecter, rinchiuso da otto anni in un manicomio criminale. Lecter è uno psichiatra geniale, un uomo colto e raffinato, un perfetto gentiluomo dotato di un sottile senso dell’umorismo. Tuttavia, egli è un pericoloso psicopatico e un feroce assassino. Il dottor Lecter, attratto dalla ragazza e spinto dal desiderio di entrare nella sua personalità, decide di aiutarla. Clarice vuole da lui elementi utili alla cattura del “mostro” che terrorizza l’America. Ma il prezzo della collaborazione di Lecter è uno scambio perverso: le consegnerà il killer solo se Clarice accetterà di svelargli i suoi ricordi più tormentati.

Il silenzio degli innocenti è il secondo romanzo dello scrittore statunitense Thomas Harris, nel quale compare il personaggio del serial killer Hannibal Lecter. Nel 1991 ne è stato tratto l’omonimo film del regista Jonathan Demme, interpretato da Jodie Foster e Anthony Hopkins, che ha vinto ben cinque Oscar. La vicenda ha un seguito nel romanzo Hannibal, pubblicato nel 1999.

 

Le recensioni di Gianluigi Repetto: L’altare dell’eden

Penserete che i libri deludenti li andiamo a cercare con il lanternino… Non è così purtroppo. Molte case editrici affermate investono soldi per tradurre e portare in Italia romanzi mediocri che poi pubblicizzano come capolavori.

l'altare dell'eden

L’ALTARE DELL’EDEN

di James Rollins

Titolo originale: Altar of Eden (2010)

Editore: Casa Editrice Nord

Pagine: 440

Sul confine tra fantascienza e realismo.

Il libro non mi convince. Partiamo dall’unica nota positiva: l’autore descrive la Louisiana con amore e alza il velo dell’ignoranza sulla cultura cajoun.

Le note negative sono tante. La genetica viene trattata più o meno come un gioco di costruzioni, le spiegazioni che da lo scrittore per giustificare gli esperimenti sono poco convincenti. Le “creature” sono trattate con troppo stucchevole romanticismo. I protagonisti riescono a stare tranquillamente giorni senza dormire rimanendo perfettamente lucidi e capaci. Una ricercatrice e quattro bifolchi delle paludi hanno la meglio su schiere di mercenari ultra equipaggiati e addestrati. Nemmeno Rambo sarebbe riuscito a resistere a combattimenti, esplosioni, scoperte shoccanti, lutti, trasferimenti, paure che i protagonisti passano come se nulla fosse. Il lieto fine è adatto a un film Disney. Libro d’evasione quando non si vuole impegnare il cervello.

repetto1  Voto 5/10 

Le storie magiche della radura incantata

Un libro scritto col solo battito delle ciglia, un meraviglioso libro per bambini, dai sei anni in su, cinque fiabe nate dall’amore di una madre per i suoi figli.

LE STORIE MAGICHE DELLA RADURA INCANTATA

le storie magiche...

di: Daniela Gazzano

Editore: Salani

ISBN: 9788893814195

Prezzo: 14,90 euro

Pagine: 71

Di questo libro, che personalmente ritengo sia un capolavoro, Margaret Mazzantini ha detto: “Infinite parole per non dirsi nulla, un battito di ciglia per dirsi tutto“.
Dice la stessa autrice: «116.098 è solo un numero, un numero dietro il quale si nasconde tanta fatica, ma soprattutto tanta voglia di comunicare, di esprimere i propri sentimenti nell’unico modo che conosco. Sono i battiti di ciglia che mi sono serviti per dettare le favole raccolte in questo libro. Quando mia figlia Camilla mi chiese perché non ero come le altre mamme, perché non avevo le stesse possibilità di chiunque altra, mi sono sentita molto disorientata e ho pensato di iniziare a scrivere per spiegarle ciò che mi era successo».
Daniela Gazzano, subito dopo aver dato alla luce la sua seconda figlia, Camilla, è stata colpita da un’emorragia cerebrale al tronco encefalico che l’ha sprofondata in pochi istanti dalla gioia più intensa a quello che i neurologi definirono stato vegetativo. Affetta dalla Locked-In Syndrome (sindrome del chiavistello), Daniela, il cui corpo è completamente immobile, riesce a comunicare con il battito delle ciglia. Vive a Bra, in provincia di Cuneo, con il marito Luigi e i figli Leonardo e Camilla.

Dokki1: il migliore spazio cittadino al mondo

dokki1 0

Il ministro della cultura danese Bertel Haader ha definito Dokki1 come “un incontro insolitamente riuscito tra due tradizioni danesi: da un lato, le ambizioni culturali di aprire tutti i rami del sapere a ogni generazione e classe sociale e, dall’altro, il senso danese del design funzionale e bello”.

Dokk1_1

Di che cosa sta parlando il ministro? Della biblioteca di Aarhus in Danimarca, denominata Dokki1 (Banchina) e progettata dallo studio di architetti danese Schmidt Hammer Lassen, in collaborazione con il paesaggista Kristine Jensens e la società di ingegneria Alectia. La biblioteca fa parte di una più vasta riqualificazione del porto industriale, denominato Urban Mediaspace, ed è stata pensata come luogo eterogeneo in grado di stimolare interazione sociale e scambio culturale in grado di integrarsi nella città. Il traffico stradale viene indirizzato verso il parcheggio interrato e verso la nuova metropolitana portuale che transita nel basamento dell’edificio, poi vi è anche una pista ciclabile che attraversa il lungomare con circa 450 posteggi per biciclette. La progettazione dell’edificio ha seguito i parametri di efficienza energetica danese e sul tetto sono stati posizionati 3.000 mq di celle solari che alimentano con energia pulita le diverse parti dell’edificio.

dokki1 2

Aarhus è la seconda città per abitanti della Danimarca e nel 2017 è stata scelta come capitale europea della cultura, mentre nel 2016 la biblioteca Dokki1 o Dokken è stata premiata dall’International Federation of Library Associations and Institutions (IFLA).

dokki1 3

La biblioteca si trova nel centro della città lungo il fiume Aarhus. La costruzione è iniziata nel 2011, mentre il nome è stato scelto nel 2012 attraverso un bando pubblico. L’edificio che ospita il comprensorio è poligonale dal volume scultoreo e sfaccettato, si estende per 35.600 mq e ospita la nuova biblioteca, un centro di assistenza per i servizi locali, un parcheggio interrato con sistema automatizzato per 1.000 posti auto e una stazione a servizio del trasporto metropolitano leggero.

Il sito di architettura e design urbano Citylab definisce così questa geniale opera: “In una zona ex industriale di Aarhus, ci sono ora poltrone Egg tutto attorno al perimetro della massiccia e nuova ‘biblioteca ibrida’. Qui una campana tubolare da tre tonnellate risuona ogni volta che nasce un bambino nell’ospedale vicino. Fuori c’è un traghetto che va e viene dal porto a Copenaghen, mentre bambini e adulti giocano in un parco con altalene e un enorme scivolo a forma di aquila.”

dokki1 4

La struttura, che ricorda una navicella spaziale, è organizzata in tre volumi: una base, che è uno spazio urbano coperto con funzioni da centro di transito per i viaggiatori, aperto verso il fiume, la baia e la città; un volume centrale vetrato che poggia sul basamento, cuore dell’edificio e che accoglie due piani dedicati interamente alla biblioteca con vista a 360 gradi della città, e in cima un blocco dalla forma poligonale, che ospita gli uffici comunali e amministrativi. Il corpo poligonale crea l’impressione di rotazione e movimento ed è rivestito con una lamiera metallica stirata che produce un effetto riflettente. Tutto attorno al perimetro ci sono quattro rampe di scale che permettono di entrare ai vari livelli, così non ci sono né un accesso unico né una facciata e un retro prestabiliti. Ampi terrazzi ruotano attorno al volume vetrato e sono arricchiti da installazioni e giochi per bambini. La trasparenza delle pareti di vetro permette di far entrare la luce naturale nell’edificio e collega la vita all’interno della biblioteca con la vita della città attorno. L’ingresso principale incontra un foyer libero e vivace che accoglie la reception, servizi informativi e un caffè-ristorante. Spazi di lettura liberi, cabine di studio, laboratori adibiti ad incontri di gruppo, servizi multipli per il social e il networking, un teatro per bambini, un’area espositiva e una per le attività interattive, uno spazio per eventi pubblici e spazi liberi informali sono alcuni dei servizi offerti dalla biblioteca.

Kim Holst Jensen,  senior partner di Schmidt Hammer Lassen architects ha dichiarato: “Dokk1 non è semplicemente un edificio, è un luogo pensato come scambio di conoscenze e opportunità, un punto d’incontro multiculturale che cambierà la percezione delle persone di tutta la città”.

Articolo di Francesca Rangone   Francesca