Khaled Hosseini

Ultimo di cinque fratelli, Khaled Hosseini è nato a Kabul nel 1965. Di etnia Pashtun, figlio di un diplomatico  in servizio presso il Ministero degli Esteri afghano e di un’insegnante, si trasferisce negli Stati Uniti nel 1980 dove la famiglia trova asilo politico negli anni in cui il suo Paese conosceva l’oppressione della tirannia filo-sovietica.

Khaled_Hosseini

Laureatosi in medicina all’Università di San Diego, Hosseini conosce il successo con il romanzo Il cacciatore di aquiloni (2004) che diventa un best-seller (nel 2005 è il terzo libro più venduto negli Stati Uniti) e da cui viene tratto l’omonimo film.  Nel 2007 pubblica Mille splendidi soli nel quale narra la storia di due donne e della loro vita durante i vari conflitti che negli anni si sono susseguiti in Afghanistan fino ai giorni nostri. Scrittore assai poco prolifico, nel 2013 pubblica E l’eco rispose, una raccolta di racconti in ognuno dei quali viene narrata la vita di un personaggio.

Steven Spielberg, attraverso la sua casa di produzione DreamWorks, ha acquistato i diritti dei primi due romanzi per trarne dei film. A onor del vero, viene spontaneo chiedersi quale visibilità avrebbe avuto il suo primo romanzo se avesse chiesto asilo politico in Italia anziché negli Stati Uniti…

 

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Il libro del mese: Il labirinto degli spiriti

Vi segnalo questo romanzo perché lo ritengo un’opera monumentale nonché uno dei più belli che io abbia avuto il piacere di leggere. Un esempio di letteratura di altissimo livello che meriterebbe di essere letto e studiato a scuola, al pari di tanti grandi classici.

il labirinto degli spiriti

IL LABIRINTO DEGLI SPIRITI

Titolo originale: El Laberinto de los Espíritus (2016)

di  Carlos Ruiz Zafón

Editore: Mondadori

Ambientato nella Barcellona alla fine degli anni ’50, è il seguito del romanzo L’ombra del vento il cui protagonista, Daniel Sempere, non è più il ragazzino che abbiamo conosciuto tra i cunicoli del Cimitero dei libri dimenticati, alla scoperta del volume che gli avrebbe cambiato la vita. Il mistero della morte di sua madre Isabella, di cui ha l’incubo di non ricordarne il viso, ha aperto nella sua anima una profonda voragine dalla quale il fedele amico Fermín e la moglie Bea cercheranno di salvarlo. Ma altri oscuri e misteriosi complotti, nati tra le viscere corrotte del regime franchista, dilaniano Madrid e Barcellona e coinvolgeranno i protagonisti tra i quali emerge un personaggio nuovo e splendidamente tracciato dal talento di Zafón: Alicia Gris.

Superbo esempio di abilità narrativa, lo consiglio a tutti coloro che vogliono cimentarsi nell’arte di scrivere.

 

Nomination per il Liebster Award 2017

Questi i Blog che ritengo meritevoli di essere insigniti del Liebster Award 2017:

Liebster

Come si ritira il premio? Basta dare riscontro al blogger che vi ha nominato e riportare le risposte alle domande qui sotto elencate sul vostro blog. Il blogger insignito del premio può a sua volta nominare altri blog e proporre le sue domande.

Ecco le domande a cui dovete rispondere:

1) Per te migliora l’ispirazione scrivere al mare o in montagna?

2) Hai mai scritto un libro?

3) Tra gli scrittori contemporanei chi preferisci?

4) Un difetto di cui non ti vergogni

5) Immagina un viaggio in auto da Milano a Roma in compagnia di un autore contemporaneo: con chi vorresti viaggiare?

6) Più libri o più vestiti nella valigia delle vacanze?

7) In quale epoca storica del passato ti vedresti assai bene?

8) Trasposizioni cinematografiche: prima si legge il romanzo o prima si guarda il film?

9) Che ruolo possono avere i social per un autore emergente?

10) Un libro che consiglieresti?

11) Il tuo animale totem?

Le regole del Liebster Award:

  1. Ringraziare la persona da cui si è ricevuto il premio e rispondere alle sue undici domande
  2. Segnalare altri undici blogger ritenuti meritevoli 
  3. Comunicare la premiazione ai vincitori
  4. Proporre le nostre undici domande.

Il sogno inglese: The London Book Fair

Organizzata dalla Reed Exhibitions, The London Book Fair, la fiera del libro di Londra, è un vero e proprio mercato globale per la negoziazione dei diritti e la vendita e la distribuzione di contenuti su stampati, audio, TV, film e canali digitali.

LBF

Il prossimo anno, la fiera si svolgerà a Olympia, West London, dal 10 al 12 aprile e riguarderà, come ogni anno, tutti gli aspetti dell’industria editoriale. Un sogno ancora lontano dall’essere realizzato in Italia dove l’editoria è in mano a pochi grandi colossi che non hanno interesse a promuovere né la cultura né tantomeno nuovi talenti, ma pensano solo al mero profitto.

Liebster Award 2017

Per il secondo anno consecutivo questo blog è stato premiato con il Liebster Award. Ringrazio Elena Ferro (Volpi che camminano sul ghiaccio Blog) per la nomination.

Liebster

Le regole del Liebster Award 2017

Che pare siano sempre le stesse, con qualche licenza ammessa e concessa (un contest tra blogger, per definizione, non può essere sempre uguale a se stesso).

  1. Ringraziare la persona da cui si è ricevuto il premio e rispondere alle sue undici domande
  2. Segnalare altri undici blogger ritenuti meritevoli e che abbiano meno di 200 follower
  3. Comunicare la premiazione ai vincitori
  4. Proporre le nostre undici domande.

Ecco le mie 11 risposte:

1) Per te migliora l’ispirazione scrivere al mare o in montagna?

Senz’altro la montagna, il mare mi distrae troppo.

2) Hai mai scritto un libro?

Sì, il thriller Senza nome e senza gloria, pubblicato a novembre scorso, seguito da Shaytan che uscirà a novembre prossimo, entrambi editi da Edizioni della Goccia (distribuito da Mondadori). Ho pubblicato anche il racconto L’alpino che giocava ai dadi, giunto già alla seconda edizione e l’antologia di racconti Tre racconti e una leggenda con Gianluigi Repetto.

3) Tra gli scrittori contemporanei chi preferisci?

Molti sono quelli che ritengo davvero bravi, ne cito solo alcuni: Ken Follett, Carlos Ruiz Zafón, Luis Sepúlveda, Frederick Forsyth, Douglas Preston e Lincoln Child.

4) Un difetto di cui non ti vergogni

Credo che nessuno di  noi debba vergognarsi dei propri difetti, semmai bisogna lavorare per migliorarsi.

5) Immagina un viaggio in auto da Milano a Roma in compagnia di un autore contemporaneo: con chi vorresti viaggiare?

Con Luis Sepúlveda: è un uomo con un vissuto straordinario da cui si possono attingere autentiche perle di saggezza.

6) Più libri o più vestiti nella valigia delle vacanze?

Sono ormai quattro anni che non faccio vacanze. Ma quando viaggio per lavoro sono senz’altro più i vestiti perché sono lento a leggere i libri: facendo anche editing per lavoro, leggo e rileggo molti passi, probabilmente per deformazione professionale.

7) In quale epoca storica del passato ti vedresti assai bene?

Il secondo dopoguerra, un epoca in cui chi aveva voglia di lavorare sodo aveva l’opportunità di emergere.

8) Trasposizioni cinematografiche: prima si legge il romanzo o prima si guarda il film?

Prima sicuramente il romanzo. Se vedo il film, difficilmente poi prendo il libro. Una delle inevitabili eccezioni è stato Schindler’s List: memorabili entrambi.

9) I tuoi progetti per il futuro?

Sto lavorando al terzo libro della saga di Luke McDowell e a ottobre terrò un corso di scrittura creativa presso l’UniTRE di Arquata Scrivia.

10) Un libro che consiglieresti?

Ne consiglierei molti, ne scelgo due: L’ombra del vento e il seguito, Il labirinto degli spiriti di Carlos Ruiz Zafón.

11) Il tuo animale totem?

L’orso.

Hermanos

Oggi porto all’attenzione dei lettori un romanzo western ironico ma spietato, fortemente ispirato dal modo in cui questo genere è stato rivisitato negli ultimi anni, richiamando in particolare lo stile di alcuni film di Tarantino come Django Unchained e The Hateful Eight. Gli autori trascinano il lettore nel vivo dell’azione con situazioni concitate e suggestive dove l’attenta caratterizzazione dei personaggi riesce a rappresentare perfettamente tutte le sfumature delle persone di quel periodo.

HERMANOS

Hermanos cover

di: Alessandro Bogani e Edoardo Pozzoli

formato: ePub, eBook, Mobi 

Prezzo: € 1,99

Editore: Inspired Digital Publishing

Codice ISBN: 9788894182019

America, fine ottocento. Un pistolero eccellente, poco riflessivo e molto esuberante, uno stratega infallibile e di poche parole, un ex-soldato americano pavido e pigro e un medico senza le giuste qualifiche, ognuno in cerca della propria strada, si ritrovano in fuga dall’Arizona verso il Messico.
Ricercati con l’accusa di furto di un carico d’oro sia dall’esercito americano che da quello messicano e con la certezza della fucilazione in caso di cattura, si trovano costretti a mettersi sulle tracce dei veri responsabili che li hanno volontariamente cacciati in quella spiacevole situazione.
Una volta scoperta la destinazione dei lingotti e dei veri ladri, il gruppo avrà ancora il coraggio di cercare vendetta per la falsa accusa e di impossessarsi dell’oro?

Alessandro Bogani nasce nel 1995 in provincia di Milano, ha conseguito il diploma di maturità scientifica ed è attualmente iscritto al corso di laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche. L’interesse per la letteratura si manifesta con forza durante gli ultimi anni di liceo, tanto da far nascere in lui il desiderio di sperimentare in prima persona il mestiere dello scrittore. Ha un debole per la fantascienza di Asimov e per quei libri dal sapore “terroso” come La strada, Il buio oltre la siepe e Furore, ma il suo sogno è di
sperimentare e rivisitare quanti più generi letterari possibili, dal western alla fantascienza, confrontandosi con essi da scrittore per conoscerli meglio. Oltre alla letteratura, le sue passioni sono la musica, la cinematografia e la fisica, interessi che spesso s’intrecciano e vanno a contaminare ciò che scrive.
Edoardo Pozzoli nasce nel 1995 a Desio, una cittadina vicino alla metropoli milanese. Attualmente è iscritto al corso di laurea in Economia e gestione dei beni culturali, all’Università Cattolica di Milano.
Sogna un’Italia che sappia valorizzare al massimo i suoi beni culturali, dai parchi archeologici alle mostre di arte contemporanea, cercando di dare un valido contributo a questa causa. Amante di gran parte dei generi letterari sin da piccolo, ha sempre avuto una predilezione per quello storico/narrativo, spaziando dalle epoche antiche fino a quelle più contemporanee. Appassionato di cinema, si è affacciato da qualche anno al mondo dei fumetti Bonelli, e spera di far tornare il genere western italiano nella vita degli italiani, con uno stile audace e moderno.

Quando la cronaca diventa propaganda…

Prendo spunto dai molti messaggi che mi sono giunti da parte di cittadini e di rappresentanti delle forze dell’ordine per scrivere questo articolo che non riguarda la letteratura, ma la nostra cultura sì, la nostra capacità di discernere la verità dalla menzogna, il nostro diritto di non essere turlupinati.

Curtatone5

(vignetta di Paolo Piccione – paolopiccione.com)

I migranti che abitavano via del Curtatone a Roma, occupando il palazzo abusivamente da molto tempo (con buona pace dei nostri terremotati e delle famiglie italiane in attesa da anni di un alloggio), sono composti da persone bisognose e persone che lavorano anche come commessi e magazzinieri con stipendi regolari (anche 1200 euro al mese), dentro il palazzo avevano televisori al plasma più grandi e più moderni di quelli che si può permettere la maggior parte di noi e frigoriferi o forni di ultima generazione, telefoni cellulari migliori e più moderni di quello che io stesso utilizzo e non pagavano luce e gas, IMU o divieti di sosta. La polizia li ha sgomberati per un ordine prefettizio giusto e inattaccabile. Un funzionario di polizia viene ripreso mentre proferisce una frase violenta ed in TV fanno vedere solo donne e bambini in difficoltà. E’ una vergogna… le forze dell’ordine ci mettono la faccia, la carriera e a volte la salute (e il denaro per pagarsi un avvocato) e io cittadino, che ascolto il telegiornale o guardo su internet i video degli scandali, penso a me e ai miei genitori che per avere una casa paghiamo bollette a volontà e affitti o tasse di proprietà, mentre questi signori venuti da lontano piangono fame e quotidianamente ci derubano di ogni cosa, perfino della dignità di essere italiani o di essere appartenenti alle forze dell’ordine. Se i poliziotti non avessero dato piglio allo sgombero si sarebbe trattato di reato, contemplato dal codice penale come rivolta, ma se operano per sgomberare e, nel farlo, viene fuori una frase infelice di un funzionario, allora debbono subire sputi e diffamazioni. Cosa importa se dai balconi del palazzo occupato volavano bombole di gas? Cosa importa se le madri e le mogli dei poliziotti piangono quando i figli vanno a fare servizi di polizia in cui potrebbero andare incontro a lesioni o morte? I mass media mettono in risalto soprattutto una frase detta da un poliziotto, ci speculano per fare audience, fornendo una versione dei fatti distorta. Mi vergogno per quel giornalista che ha ritenuto necessario pubblicare il video dello scandalo e mi vergogno di tutti quegli italiani che ce l’hanno con le forze dell’ordine. Che ci vadano loro a fare servizio di ordine pubblico, che ospitino loro uno dei migranti a casa loro. Chissà se coloro che sostengono la causa di questa gente ha una madre inferma che deve tirare avanti con 480 euro al mese di pensione…

Tornando alla frase incriminata detta dal poliziotto, riporto l’intervento del Tenente Colonnello dei Carabinieri Salvino Paternò, riportata da molti siti, nel quale spiega perché la frase è perfettamente legittima.

“Evito di interloquire sulle cause e sulle modalità adottate dalle autorità capitoline nel corso della guerriglia urbana scoppiata durante lo sgombero di un palazzo e di una piazza abusivamente occupata da immigrati. Finché saranno considerati “buoni” coloro che agevolano l’ingresso indiscriminato di masse di immigrati nel nostro paese, ben consci che finiranno in mezzo ad una strada e  vivranno una vita di stenti, non c’è spazio per alcun ragionamento.
Voglio invece concentrarmi su quello che oggi pare essere l’unico scandalo di tutta l’assurda vicenda: la frase del “becero” funzionario di polizia “se tirano qualcosa spaccategli un braccio!”.
Io ora scandalizzerò ulteriormente le anime belle che si stracciano le vesti chiedendo la lapidazione del poliziotto, affermando perentoriamente che quell’ordine, seppur espresso in una forma “impropria”, ERA LEGITTIMO! E tenterò di spiegare perché:
In base alla legge che consente alle forze dell’ordine (e al cittadino) di ricorrere alla violenza, con armi o con altri strumenti di coercizione (articoli 52 e 53 del codice penale), occorrono tre condizioni:
INEVITABILITA’, e cioè l’obbligo di invitare l’aggressore alla desistenza prima di colpirlo (ovviamente se c’è il tempo di farlo);
ATTUALITA’ DEL PERICOLO e cioè la possibilità di colpirlo solo nel momento in cui l’aggressore sta mettendo in pericolo l’incolumità di chi si difende o di altre persone (non può essere colpito quando, pur dopo aver commesso una strage, sta fuggendo);
PROPORZIONALITA’: chi si difende deve procurare all’aggressore la stessa lesione che lui avrebbe procurato alla vittima se non si fosse difesa.
Ebbene, alla luce di quanto disposto dal legislatore, l’ordine del funzionario sarebbe stato censurabile se costui avesse detto: “appena li vedete, spaccategli un braccio!”. In tal modo avrebbe invitato i celerini a colpire una persona in assenza dei requisiti di Inevitabilità e Attualità del pericolo. Ugualmente illegittimo sarebbe stato l’ordine seguente: “se tirano qualcosa, sparategli in testa!”. Tale disposizione avrebbe violato il principio della Proporzionalità. Ma è del tutto lecito ordinare di colpire qualcuno nel momento in cui sta portando in essere l’aggressione, e ancor più lecito è specificare di procurargli una lesione pari a quella che il poliziotto avrebbe subito prendendosi in faccia una pietra, una bottiglia…e addirittura una bombola di gas.
Cosa rimane allora? Resta solo la frase “colorita” lanciata nel corso delle fasi concitate di una guerriglia. Cosa gli volete contestare? Di aver violato il bon ton del guerriero o il galateo battagliero?
P.S.: Lo confesso, se avessero dovuto inquisirmi tutte le volte che ho detto “spacchiamogli il culo!” prima di effettuare un’irruzione in un covo di malviventi, mi avrebbero congedato mille volte”.
(Ten. Col. CC Salvino Paternò)