Le recensioni veraci di Gianluigi Repetto (14)

Gianluigi Repetto ha recensito in maniera, come sempre attenta, sincera e pungente, un libro che ha fatto molto discutere e tuttora suscita emozioni e pareri contrastanti.

Ragazzi di vita

RAGAZZI DI VITA

Di: Pier Paolo Pasolini

 Pag. 254

 Editore: Garzanti 

Un genio, ma il libro?  Ho riflettuto a lungo prima di scrivere questa mia recensione, mi sono trovato in difficoltà per molti motivi che riassumo in una frase: “Pasolini è un genio della narrativa ma il libro proprio non mi piace”.

Pasolini scrive in modo veramente originale, mentre leggevo mi piaceva la struttura della frasi, la loro musicalità, il ritmo. L’autore scrive rendendo il mondo del sottoproletariato del secondo dopoguerra comprensibile, vivo, giustificato e reale.

 Il libro, confesso, non mi è piaciuto. Non porta da nessuna parte. Le storie si concludono per intuizione. Se l’intento è “disgustare” il lettore, ci riesce benissimo ma poco altro. Se la genialità di Pasolini serviva per indurre la borghesia a un’autocritica sputandogli addosso la condizione degli sfruttati, non è andata a buon fine, come, purtroppo, la storia ha dimostrato.

Come per la filmografia riconosco la grandezza di Pasolini in questo libro ma per me legarla così tanto all’osceno ne impedisce l’universalità.

Adatto a chi voglia studiare l’Italia del sottoproletariato del secondo dopoguerra, vale più come saggio che come romanzo. Per il mio gusto avrei dato 5/10 ma non posso non riconoscere la genialità.

 Voto 7/10

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Meno male che c’è l’AIE (sic!)…

L’AIE (Associazione Italiana Editori) si vanta di sostenere la piccola e media editoria italiana. E’ vero, ma non illudiamoci, si sta facendo troppo poco e, se consideriamo che l’italiano è la quinta lingua più studiata al mondo, la presenza della nostra letteratura all’estero è assolutamente marginale per non dire irrilevante. Prendiamo la Fiera del Libro di Francoforte, per esempio: solo la regione Piemonte ha stanziato fondi per finanziare la partecipazione delle piccole case editrici locali alla più importante kermesse mondiale per la vendita e lo scambio dei diritti, dalle altre regioni e istituzioni l’AIE non ha ottenuto granché. In Italia una piccola casa editrice che vuole emergere e guadagnarsi il suo spazio trova di fronte muri insormontabili eretti dalle solite big con buona pace della tanto decantata associazione di categoria.

europa libri

Cito a questo proposito uno stralcio dell’intervista di Luisa Gerini a Paolo Grossi, italianista, editore e dirigente del Ministero degli Affari Esteri, dal 2014 direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles dopo essere stato addetto culturale presso l’IIC di Parigi e aver diretto quello di Stoccolma dal 2008 al 2012. Potete trovare l’intervista integrale a questo link: Lindiceonline.com.

Dice Paolo Grossi: [omissis…] Certo l’AIE promuove la partecipazione degli editori italiani alle fiere internazionali, specie laddove l’Italia è il paese straniero ospite d’onore. Questo è certamente encomiabile e rappresenta uno degli aspetti che giustamente l’AIE rivendica quando valorizza il suo ruolo. Tuttavia, se allarghiamo lo sguardo e facciamo un paragone ad esempio con la Francia, il confronto è veramente impietoso. Al di là delle somme investite (l’ultimo rapporto indica un investimento di 24 milioni l’anno esclusi gli stipendi del personale, una cifra che non ha paragoni con quanto viene fatto in Italia), è proprio il meccanismo di sostegno all’editoria a essere molto ben strutturato. Ed è questa complessa impalcatura a fare la differenza: penso al dispositivo per la promozione della vendita dei libri in francese all’estero che eroga contribuiti alle spese di spedizione, oppure al Bureau international de l’édition française, l’ente che si occupa tra le altre cose di preparare gli editori ad affrontare le fiere internazionali. Faccio un esempio concreto: quando la Francia è stata l’ospite d’onore della Fiera del libro di Calcutta, il BIEF ha prodotto uno studio sul mercato editoriale indiano rivolto agli editori francesi per fornire con un anno di anticipo indicazioni utili su come muoversi per essere più efficaci. [omissis…]

Il padre del techno-thriller: Tom Clancy

Tom Clancy è nato a Baltimora il 12 aprile 1947 da una famiglia cattolica, secondo di tre figli, ed è morto, sempre a Baltimora, il 1 ottobre 2013 a soli 66 anni. E’ considerato da molti il padre del genere letterario denominato techno-thriller e molti dei suoi libri sono autentici capolavori da cui sono stati tratti celebri film e perfino videogiochi.

Tom Clancy

La sua passione per l’ambiente militare ha avuto sicuramente molta influenza nella sua vita. Egli possedeva addirittura un carro armato Sherman M4 della seconda guerra mondiale, regalo della moglie per Natale. Si fece anche costruire un poligono personale sotterraneo dove amava sparare con la sua pistola preferita, la Beretta 92FS.

Tra i suoi numerosi best-sellers ricordiamo i primi quattro volumi della serie che ha visto come protagonista il personaggio di Jack RyanLa grande fuga dell’Ottobre Rosso (1984) dal quale fu tratto il film “Caccia a Ottobre Rosso” interpretato da Sean Connery e Alec Baldwin, Attentato alla corte d’Inghilterra (1987), Il cardinale del Cremlino (1988) e Pericolo imminente (1989). Sarebbe troppo lungo elencare tutti i suoi romanzi, ma personalmente ho apprezzato molto anche Op-Center (1995) e Rainbow-Six (1998).

Il libro del mese: Una fortuna pericolosa

Ho deciso di segnalare un romanzo scritto da Ken Follett nel 1993 e che ritengo tuttora una delle opere di narrativa di maggior valore.

una fortuna pericolosa

UNA FORTUNA PERICOLOSA

Titolo originale: A Dangerous Fortune (1993)

di: Ken Follet

Ambientato nell’Inghilterra classista della seconda metà dell’Ottocento, narra la storia di una famiglia di banchieri, le lotte intestine, gli amori, i tradimenti, le debolezze di molti e le virtù di pochi, sullo sfondo di una società nettamente divisa tra ricchi capitalisti e poveri appartenenti alla classe operaia, ridotti alla fame e nella quale aristocrazia e borghesia stavano entrando in un insanabile contrasto. Il libro si divide in un prologo (1866), tre parti centrali (1873, 1879, 1890) e un epilogo. Per la complessa architettura della narrazione, la grande accuratezza nella ricostruzione dei luoghi, usi e costumi che non pregiudicano mai la scorrevolezza del romanzo, lo considero uno dei maggiori capolavori di Follett e un’opera di straordinario valore.

Abu Dhabi International Book Fair

La Fiera Internazionale del Libro di Abu Dhabi (Abu Dhabi International Book Fair), che si svolge negli Emirati Arabi, è l’evento del settore ad aver registrato la più rapida crescita nel Medio Oriente e negli anni è diventata punto di riferimento per l’industria editoriale dei Paesi Arabi con numeri che la avvicinano ormai al livello delle più rilevanti fiere internazionali. Nel 2016 l’Italia è stata il Paese ospite d’onore mentre nell’edizione di quest’anno, che si è tenuta dal 26 aprile al 2 maggio, il Paese ospite è stato la Cina.

Abu Dhabi

L’Abu Dhabi International Book Fair fu inaugurata dal fu Sceicco Zayed nel 1981 con il nome di Fiera islamica del libro la quale, nel 1986, diventò Fiera internazionale del libro di Abu Dhabi. La prima edizione si svolse presso la Fondazione culturale di Qasr Al Hosn prima di diventare, nel 1993, un appuntamento annuale fisso trasferitosi poi all’Abu Dhabi National Exhibition Centre.

La prossima edizione si terrà dal 25 aprile al 1 maggio 2018.

Le recensioni veraci di Gianluigi Repetto (13)

La recensione di questo mese ha per oggetto un romanzo tedesco del 1985 molto particolare che ha ottenuto un successo mondiale diventando un bestseller tradotto in oltre venti lingue.

 Il profumo

IL PROFUMO

Titolo originale: Das Parfum (1985)

di Patrick Suskind

Editore: TEA Edizioni

Pagine: 259

Un libro da leggere senza gli occhi.

 A me è piaciuto molto. Ho iniziato a leggerlo ma non riuscivo a capire cosa c’era che non funzionava allora lo lasciato per qualche giorno; quando l’ho ripreso in mano mi sono soffermato sul titolo, ho pensato che non fosse un bel titolo ma ci ho riflettuto a lungo è la risposta è stata che non si poteva trovare un titolo migliore e allora ho cominciato a leggerlo pensando con il naso, da quel momento ho apprezzato il libro.

Il protagonista, i personaggi, i luoghi e la vicenda stessa è vista attraverso il naso e, di conseguenza, la morale, il giudizio, l’esperienza, le scelte sono quelle del mondo degli odori. Approcciare questo libro in modo razionale fa perdere molto della sua bellezza.

Suskind non scrive altissima letteratura ma riesce meravigliosamente bene a rendere il mondo degli odori in cui il bene è, in fondo, il profumo dell’essenza della vita e il male è la totale mancanza di odore.

Assolutamente non adatto a chi ama il romanticismo ipocrita e melenso, a chi crede che esista una morale comune e unica e a chi crede di avere un ruolo nell’universo.

Voto 8/10

 

Nobel per la letteratura 2017 a Kazuo Ishiguro

Kazuo Ishiguro, scrittore giapponese naturalizzato britannico, si è aggiudicato il premio Nobel per la Letteratura 2017. Nato l’8 novembre 1954 a Nagasaki, Ishiguro si è trasferito all’età di soli sei anni in Gran Bretagna. Ora vive a Londra con la moglie Lorna e la figlia Naomi. Per quanto riguarda il retaggio culturale e l’influenza nipponica delle sue opere, lo stesso scrittore dice: “[…] non sono completamente come gli inglesi perché sono stato cresciuto da genitori giapponesi in un ambiente domestico di lingua giapponese. I miei genitori non si resero conto che saremmo rimasti in questa nazione per così tanto tempo, e si sentirono responsabili di tenermi in contatto con i valori giapponesi. Ho quindi radici distinte. Penso differentemente, la mia prospettiva è sottilmente differente”.

ishiguro

Con Salman Rushdie e Hanif Kureishi fa parte del gruppo di scrittori, di origini diverse, che ha dato un sostanziale apporto alla letteratura inglese più recente, introducendo elementi stilistici delle culture d’origine. La sua attenzione ai particolari e alle atmosfere, sempre descritte con infinita cura, ricordano i grandi romanzieri nipponici classici.

Il premio è stato assegnato, come si legge nella motivazione, perché “nei suoi romanzi di grande forza emotiva ha scoperto l’abisso sottostante il nostro illusorio senso di connessione con il mondo“.

Le sue opere sono molte, ne cito qui solo alcune: Un pallido orizzonte di colline (1982), vincitore del Winifred Holtby Memorial PrizeQuel che resta del giorno (1989), vincitore del Booker Prize, Non lasciarmi (2005), vincitore del Premio Alex e Il gigante sepolto (2015).