Le recensioni veraci di Gianluigi Repetto: La giuria

La prima recensione di quest’anno ha per oggetto il bestseller dal quale, nel 2003, è stato tratto il celebre e omonimo film di Gary Fleder, interpretato da John Cusack, Gene Hackman e Dustin Hoffman.

La giuria

LA GIURIA

Titolo originale: The Runaway Jury (1996)

di: John Grisham

Editore: Mondadori 

pagine: 343

Gran bel libro ma…

Tutto sommato non posso dire che non mi sia piaciuto ma purtroppo anche Grisham ha il vizio di diventare prolisso. È sicuramente una questione di gusti ma per me è il peggiore dei difetti. John Grisham è un grande narratore, lo stile è pulito e riesce a mantenere la tensione nel lettore però, purtroppo, a volte si perde in inutili spiegazioni o descrizioni o si inoltra in storie collaterali che non portano a nulla.

I personaggi sono costruiti molto bene, tutti con caratteristiche ben identificabili e reali. Forse il cattivo di turno (o meglio, il braccio operativo dei cattivissimi businessmen) è, a volte, forse un po’ troppo bravo, troppo potente ma questo fa più piacere al lettore quando lo vede cadere.

Consiglio questo libro perché è piacevole, ben costruito ed equilibrato. Le cadute di tensione, per altro poche, si riescono pienamente a sopportare.

 Voto 7/10

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I dieci libri che porterei con me

Gennaio è, ormai da molto tempo, il mese delle classifiche relative all’anno appena concluso. La rivista americana Forbes è tra le più prolifiche in questo senso. Ogni anno, appena archiviate le feste, si pubblicano classifiche su ogni genere di argomento, dallo sport alla musica, dai libri al cinema e via dicendo. Io non amo fare altrettanto ma cedo alla tentazione di dilettarmi nel citare i 10 libri che porterei con me in un ipotetico viaggio. Non si tratta di una graduatoria, non ci sono un primo e un decimo posto, ogni titolo ha uguale valore anche perché, in taluni casi, sarebbe arduo per me stabilire quale abbia apprezzato più di un altro. Stilando questa lista mi rendo conto che ne porterei con me molti di più e chiedo venia per i tanti romanzi che mi hanno affascinato e che qui non cito.

 

i 10 libri

A Edimburgo è Festival per i più piccoli

L’Edinburgh International Book Festival si tiene ogni anno ad agosto nella capitale scozzese, in Charlotte Square, ed è considerato una delle più importanti rassegne mondiali dei libri per bambini. Nacque nel 1983 e all’inizio era a cadenza biennale. Internazionale in prospettiva ed eclettico nel raggio d’azione, nelle più recenti edizioni ha ospitato autori provenienti da oltre 50 Paesi e presentato nomi importanti della letteratura mondiale, autori esordienti, comici di cabaret, artisti del fumetto, poeti e filosofi di spicco.

Edinburgh festival

La rassegna è inserita nell’ampia e variegata serie di eventi organizzati per il Festival di Edimburgo, il quale si tiene ogni agosto in concomitanza con il Fringe Festival  e riempie la città di turisti e visitatori. Grazie a questo evento, nel 2004, la capitale è stata nominata la prima Città della Letteratura dell’UNESCO.

Thomas Harris

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Thomas Harris è uno scrittore statunitense, nato a Jackson (Tennessee) nel 1940. Dal 1968 al 1974 Harris lavora come reporter presso la Associated Press di New York, conoscendo così da vicino il mondo del crimine, esperienza che gli tornerà molto utile per scrivere il suo primo romanzo: Black Sunday (1975), ispirato al drammatico attentato nel quale un commando di terroristi palestinesi dell’organizzazione “Settembre Nero” uccise numerosi atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco 1972. Il libro ebbe un tale successo che, già nel 1977, ne fu tratto un film con la regia di John Frankenheimer: la vendita dei diritti cinematografici permise ad Harris di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. Nel 1982 pubblica Red Dragon, dal quale vengono tratti altri due film. Nel 1988 esce il libro che lo ha reso famoso in tutto il mondo: Il silenzio degli innocenti, da cui è tratto il celebre e omonimo film interpretato da Jodie Foster e Anthony Hopkins. Infine pubblica Hannibal (1999) e Hannibal Lecter – le origini del male (2006).

Narratore eccezionale e personaggio molto riservato, rilascia interviste con estrema difficoltà. Nella sua carriera ormai trentennale ha scritto solo cinque romanzi ma tutti di grande qualità e dai quali sono stati tratti film di successo mondiale.

Il grande salto

Iniziamo la rubrica 2018 dedicata agli autori italiani esordienti e/o emergenti con uno scrittore e un libro davvero particolari.

IL GRANDE SALTO

il grande salto

di: Vanni Oddera

Editore: Ponte alle Grazie

Prezzo: € 14,00

Pagine: 176

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Un adolescente ribelle e sgraziato, che preferisce la solitudine e l’amicizia degli animali a quella dei suoi coetanei. Un rapporto privilegiato con il nonno, suo maestro e complice, e un profondo legame con il bosco, unico luogo di libertà e armonia. Una «vita spericolata» fin dall’infanzia, sempre alla spasmodica ricerca di un confine da superare, di una regola da infrangere. Il grande sogno di Vanni è saltare l’ostacolo, colmare il vuoto insopportabile che è dentro ognuno di noi. La sua è una vita fatta di slanci e rovinose cadute, da cui però sa sempre rialzarsi, mosso da un coraggio e un’energia più forti di qualunque limite. Vanni Oddera, campione mondiale di Freestyle Motocross, non è solo il protagonista di spericolate evoluzioni in sella alla sua moto, ma un uomo trasparente che non si vergogna dei propri difetti e che sa donarsi agli altri con estrema generosità: è la «droga dell’amore del mondo», la felicità di regalare «il vento in faccia» a qualcuno che non ha mai provato una simile ebbrezza. Quel bambino solitario e insofferente ha vinto la sua gara, spazzando via ogni barriera, cancellando la paura senza mai smettere di volare. In questo libro si narra la sua storia.

Vanni Oddera, classe 1980, è nato a Pontinvrea (SV). Fin da bambino il suo sogno era possedere una moto e, da quando con i primi soldi guadagnati se ne è comprata una, la sua vita è cambiata. Diventato campione del mondo di  Motocross Freestyle, dal 2009 ha deciso di condividere la sua grande passione con i meno fortunati e, attraverso la mototerapia ed esibizioni acrobatiche, bambini disabili, malati oncologici e persone in carrozzella possono provare l’ebbrezza di salire in sella col campione del mondo, sentire le emozioni e l’adrenalina che sembravano destinati a non poter più provare.

Il libro del mese: Fuga dal Campo 14

Fuga del Campo 14 è un’opera senza dubbio importante, che denuncia l’esistenza di veri e propri lager nella Corea del Nord, al confronto dei quali i campi di concentramento nazisti o sovietici impallidiscono, ma di cui nessuno parla.

Fuga dal campo 14

FUGA DAL CAMPO 14

Titolo originale: Escape from Camp 14 (2012)

di  Blaine Harden

Editore: Codice edizioni

Shin Dong-hyuk, è l’unica persona nata in un campo di prigionia nordcoreano a essere riuscita a scappare. La sua fuga e questo libro che la racconta sono diventati un caso internazionale. Alcuni di questi campi comprendono aree vaste quanto la città di Los Angeles e sono visibili su Google Maps, eppure restano invisibili agli occhi del mondo. All’interno di essi, vengono perpetrati crimini gravissimi, violenze fisiche e soprattutto psicologiche inimmaginabili e intollerabili. Il crimine che Shin ha commesso è avere uno zio che, negli anni ’50, fuggì in Corea del Sud; egli nasce, quindi, nel 1982 dietro il filo spinato del Campo 14, figlio di una donna e di un uomo che nemmeno si conoscevano, a cui, come premio, era stato concesso di accoppiarsi e stare insieme per cinque (sì, avete letto bene, cinque) giorni, dopo i quali potevano vedersi una o due volte all’anno. Lo scopo? Avere altri schiavi da far lavorare a vita nei campi di prigionia.

Per questo motivo lo eleggo a libro del mese e ne consiglio vivamente la lettura, anche se mi sento di muovere qualche appunto all’autore. Blaine Harden è un giornalista, non uno scrittore, e si vede. Molti aspetti della storia meritavano maggiore approfondimento e, in certi tratti, si contraddice. Una vicenda di tale importanza meritava, a mio avviso, di essere narrata da uno scrittore di maggiore esperienza.

 

 

Addio vecchio compagno di viaggio…

Un altro anno sta per concludersi. Un anno nel quale ho pubblicato il mio secondo thriller, Shaytan, che ha già riscosso ottime recensioni e nel quale ho visto debuttare Senza nome e senza gloria tra i bestseller Amazon. Un anno durante il quale ho lavorato senza sosta, lottato contro il muro di gomma delle lobby italiane dell’editoria, credendo fermamente nella qualità dei miei romanzi, senza cedere allo sconforto quando vedevo libri spazzatura in testa alle classifiche di vendita. Un giorno, mentre ero in libreria per un firma copie, passò un cliente che mi snobbò sdegnosamente per poi recarsi alla cassa con un libro di Glenn Cooper (a mio avviso uno dei peggiori autori contemporanei): poverino, mi dispiacque per lui…

Siamo spesso tentati di imputare all’anno appena trascorso successi e insuccessi, eventi felici e disgrazie, dimenticando che essi sono sovente frutto di azioni iniziate e sviluppatesi durante anni ancora precedenti. Il lavoro che ha portato un mio romanzo tra i bestseller Amazon, per esempio, è iniziato nel 2015 se non addirittura quando ancora ero in Venezuela. Mia mamma è stata in ospedale per gravi motivi di salute: “maledetto 2017”? No, la sua malattia ha radici ben lontane nel tempo. Il chirurgo che l’ha operata ha fatto un piccolo miracolo: “benedetto 2017”? No, l’esito dell’intervento è frutto degli studi e degli oltre 5000 interventi che il chirurgo ha fatto durante i molti anni della sua ancora giovane carriera.

anno vecchio

Fin da quando ero bambino i botti di fine anno non mi hanno mai interessato perché, (inutilità degli stessi a parte), se il loro significato simbolico sta nel voler uccidere l’anno vecchio per far posto al nuovo, il 2017 non voglio ucciderlo perché è stato giovane e pieno di progetti e speranze anche lui come lo sono stato io. Se poi questi non si sono realizzati forse non è stata solo colpa sua. Come ogni vecchio, se si è capaci di ascoltarlo con attenzione, saprà regalarci ancora qualche saggio consiglio. Ricordo ancora con infinita nostalgia, le lunghe passeggiate nei boschi che facevo con un vecchio, molti anni fa. Si chiamava Enrico ed era molto saggio. Attingevo da lui come un assetato beve da una sorgente di acqua pura e ora ne sento enormemente la mancanza. Ribadisco il consiglio che diedi l’anno scorso, in queste stesse ore: all’approssimarsi della mezzanotte tendete l’orecchio (se non sarete assordati dai petardi) e ascoltate il silenzio degli ultimi istanti di un vecchio che la notte si porterà via. Sono certo che qualcosa in più, nel profondo del vostro cuore, resterà.