Isaac Asimov

asimovScrittore e biochimico, Isaac Judovič Asimov nasce nel 1920 in un piccolo villaggio a 400 chilometri da Mosca, da una famiglia ebraica che emigra negli Stati Uniti quando lui ha solo tre anni. Nel 1942 viene impiegato come chimico presso il Naval Air Experimental Station di Philadelphia. Durante la Seconda Guerra Mondiale viene arruolato come soldato semplice e inviato prima a Camp Lee (Virginia), poi a Honolulu, dove partecipa al primo esperimento atomico del dopoguerra. Morirà a New York nel 1992.

Le opere di Asimov, che vanta quattordici dottorati ad honorem da diverse università di tutto il mondo, sono considerate una pietra miliare sia nel campo  della fantascienza che in quello della divulgazione scientifica. È autore di una vastissima e variegata produzione, stimata intorno ai 500 volumi pubblicati, incentrata non solo su argomenti scientifici, ma anche sui polizieschi, la fantascienza umoristica e la letteratura per ragazzi. Nel 1950 Asimov pubblica il suo primo romanzo, Paria dei cieli. Tra il 1951 e il 1953 escono Il tiranno dei mondiLe correnti dello spazio e Abissi d’acciaio, oltre alla fortunata Trilogia della Fondazione. Nel 1952 pubblica Lucky Starr, il vagabondo dello spazio, primo volume della fortunata serie incentrata sul personaggio di Lucky Starr (e pubblicata con lo pseudonimo di Paul French) che si concluderà nel 1958 con il libro Lucky Starr e gli anelli di SaturnoNel 1953 esce l’antologia La Terra è abbastanza grande.

Nel 1955 gli viene conferito il titolo di professore associato di biochimica. Nel biennio successivo alterna l’attività di docente a quella di romanziere con l’uscita di La fine dell’eternità e Il sole nudo. Nel 1972 pubblica Neanche gli dei con il quale vince tre premi. Il racconto lungo L’uomo bicentenario (1976) si aggiudica altri due premi. Da questo racconto e dal successivo romanzo Robot NDR-113, scritto insieme a Robert Silverberg,  viene tratto, nel 1999, il celebre film interpretato da Robin Williams e Sam Neill con la sceneggiatura di Nicholas Kazan.

asimov 2

Asimov si aggiudica per ben sette volte il prestigioso Premio Hugo (1963, 1966, 1973, 1977, 1983, 1992 e 1995). Nel 1981, l’asteroide scoperto dall’astronomo statunitense Schelte J. Bus, viene battezzato 5020 Asimov in onore dello scrittore russo-statunitense. Anche un cratere sulla superficie di Marte  è stato intitolato a lui.

Annunci

Letture per l’estate

É consuetudine che gli insegnanti inseriscano tra i compiti per le vacanze anche la lettura di un libro, talvolta lasciando la scelta ai ragazzi. Eccovi alcune letture, molto diverse tra loro ma ognuna adatta a un pubblico giovane e meno giovane.

Il primo libro è Mai avere paura di Danilo Pagliaro e Andrea Sceresini: consigliato soprattutto ai più giovani e, perché no, ai perbenisti di pseudo-sinistra radical chic, grazie ai quali perfino i terroristi hanno diritto a un processo, gli insegnanti non possono rimproverare gli alunni, vengono distrutte le nostre tradizioni (il crocifisso, il presepe, i canti patriottici e perfino la parola “patria”) in nome di un’accoglienza che ha le forme di un’invasione, con il risultato che ormai siamo in preda all’anarchia e ai criminali. Non è un libro di guerra, è un libro di vita, tra l’altro molto ben scritto. Mai avere paura

É la storia non di un soldato pentito o di un killer alla ricerca di un nuovo perdono ma di un padre di famiglia che per dare un nuovo senso alla sua esistenza decide di arruolarsi nella Legione straniera.Una scelta estrema e sofferta, non senza conseguenze. Una storia lunga e movimentata, dal momento in cui Pagliaro, desideroso di mettersi in gioco, dopo aver provato senza successo a entrare nella Polizia e dopo aver ripiegato su un normale lavoro di venditore, si presenta alla sede di Aubagne, nella Francia meridionale, e comincia la sua carriera di militare di professione che lo porterà a combattere soprattutto in Africa, là dove rivoluzioni e crisi internazionali richiedono l’impiego di forze militari addestrate.Operazioni di assalto, di difesa, corpo a corpo, cecchinaggio di medio e lungo raggio, uso di armi di vario calibro. Ogni legionario sa qual è il suo compito e che le regole vanno sempre rispettate (cito una frase dell’autore: “Non sono ammissibili né deroghe né giustificazioni, perché è con queste che si polverizzano i principi“). Nessun fanatismo, nessun sacrificio inutile: la vita del legionario non ammette protagonismi ed esibizionismi, ed è ben diversa dall’immaginario di coloro che amano la guerra per la guerra e credono al mito romantico dell’eroe pronto a tutto (i “legionari da tastiera” come li definisce l’autore). Vale la pena leggere queste pagine così autentiche e dirette  per capire che cosa vuol dire davvero avere un nemico di fronte, la necessità di sparargli, la nostra vita contro la sua.

Bye bye BaghdadMolto interessante è anche Bye Bye Baghdad di Fulvio Scaglione: dopo che il primo maggio 2003 uno dei peggiori presidenti americani di sempre, George W. Bush, dichiarava conclusa e vinta la guerra in Iraq, sappiamo tutti ciò che è successo: tutti i calcoli di Washington si sono rivelati sbagliati. La minaccia del terrorismo non è diminuita, la resistenza degli iracheni è divenuta sempre più violenta, i progetti per ricostruire il Paese distrutto si sono dimostrati quasi impossibili da realizzare. Nessuno ha mai trovato le famigerate armi chimiche di cui si era tanto parlato. Un libro che diventa la voce che si leva dal campo, la voce stessa dei vinti, degli iracheni. Un libro che parla della nostra storia, contemporanea, drammatica, non priva di colpe.

Di genere più bucolico e rilassato è l’antologia Tre cover DEF ridracconti e una leggenda, scritta dal sottoscritto insieme a Gianluigi Repetto. Il valore dell’ospitalità (è ospite chi arriva ma lo è anche chi riceve), il rispetto delle diverse abilità degli altri nonché la consapevolezza delle nostre diverse abilità, la sete di conoscenza e il valore delle tradizioni sono gli ingredienti fondamentali di questa raccolta di racconti senza tempo e senza luogo che trova albergo nel cuore di chi, senza pregiudizi e con animo sereno, è capace di fermarsi ad ascoltare. Una lettura piacevole, antistress, da gustarsi all’ombra di un albero frondoso in campagna o sotto l’ombrellone in spiaggia.

storia di una gabbianellaIl quarto libro è Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepúlveda. I gabbiani sorvolano la foce dell’Elba, nel mare del Nord. “Banco di aringhe a sinistra” stride il gabbiano di vedetta e Kengah si tuffa, insieme agli altri. Ma quando riemerge, il resto dello stormo è volato via, e il mare è una distesa di petrolio. A stento spicca il volo, raggiunge la terra ferma, poi stremata precipita su un balcone di Amburgo. C’è un gatto, su quel balcone, un gatto nero grande e grosso di nome Zorba, cui la gabbiana morente affida l’uovo che sta per deporre, non prima di aver ottenuto da lui tre solenni promesse. E se per mantenere le prime due sarà sufficiente l’amore del gatto, per la terza ci vorrà una grande idea e l’aiuto di tutti. In questo racconto, che ha la grazia di una fiaba e la forza di una parabola, il grande scrittore cileno tocca i temi a lui più cari: l’amore per la natura, la solidarietà, la generosità disinteressata. Ma soprattutto, proprio nell’unico tra i suoi libri in cui i protagonisti sono animali, Sepúlveda riconosce all’uomo un ruolo fondamentale: non solo distruttore e inquinatore, ma anche salvatore, in un messaggio di speranza di altissimo valore poetico.

Il libro del mese: Patagonia Express

Il consiglio di lettura di questo mese, il capolavoro che porto all’attenzione dei lettori che seguono questo blog e amano questa rubrica, è quello che l’autore definisce “un diario di viaggio nel Sud del mondo”.

Patagonia Express

PATAGONIA EXPRESS

Titolo originale: Al andar se bace el camino (1995)

di: Luis Sepúlveda

Esordendo con la massima di Antonio MachadoÉ camminando che si fa il cammino“, Sepúlveda ci regala questo diario di viaggio, ricco di riflessioni, racconti, leggende e incontri che s’intrecciano nel maestoso scenario del “Sud del mondo” come l’autore stesso definisce quelle terre estreme, dove l’avventura non solo è ancora possibile, ma è la più elementare forma di vita. Il vecchio Eznaola, che naviga senza sosta per i canali cercando un vascello fantasma; i gauchos che ogni anno organizzano il folkloristico “campionato di bugie” della Patagonia; l’aviatore Palacios e lo scienziato Kucimavic; il mitico Bruce Chatwin, Butch Cassidy e Sundance Kid, Francisco Coloane… una serie di avventurieri stravaganti e profondamente umani sullo sfondo di un paesaggio senza uguali. Un libro che ho letto e riletto diverse volte e che riesce sempre a stupirmi, affascinarmi e commuovermi, lasciandomi ogni volta più ricco di prima.

Il coraggio di Emma

È già disponibile in libreria il nuovo romanzo di Patrizia Gallina, che porto oggi all’attenzione dei miei lettori.

IL CORAGGIO DI EMMA

Il coraggio di Emma

di Patrizia Gallina

Editore: ECIG

Genere: Romanzo

formato: cartaceo

Prezzo: 15,00 euro

Codice ISBN: 9788875443634

In questo romanzo, l’autrice ci offre con grande chiarezza la storia di Emma Wilson, una bambina orfana, cresciuta da uno zio che muore prematuramente. La zia pertanto la affida a un collegio dove vengono ospitate tutte bambine senza genitori. È tenuta a dare una mano e a fare tanti sacrifici, crescendo in fretta, affrontando ogni giorno un ambiente ostile e soprattutto la morte della migliore amica, avvenuta per tubercolosi a causa delle pessime condizioni igieniche della struttura. Qui, nonostante tutto, continua i suoi studi riuscendo a diventare insegnante. Da donna indipendente, trova un impiego presso la casa degli  Stewart come maestra della piccola Bianca, figlia di Charlotte Lenz. Emma lavora molto bene in questo clima fino all’arrivo di Mr. Charles, un uomo altezzoso che però viene subito colpito dalla bellezza della ragazza. Egli le chiede la mano ma c’è un segreto nascosto: l’uomo è già sposato con una donna forte e avida che fa rinchiudere Emma in un castello.

Patrizia Gallina è una giornalista, scrittrice, attrice, cantante e modella nata a Genova. Nel 2011 consegue la laurea triennale in conservazione dei beni culturali e nel 2013 si laurea nella magistrale in storia dell’arte e valorizzazione del patrimonio artistico presso L’Università degli studi di Genova. Nel settembre 2017 consegue, presso la Regione Liguria di Genova, il master in scienze legislative. Nel febbraio 2014 viene pubblicato il suo primo libro Natura ed Arte: 1891 1895. Rubrica “L’arte e la moda” di Mara Antelling. Nel febbraio 2016 esce la sua seconda pubblicazione dal titolo Così è (se vi pare) di Pirandello. La regia di Giorgio De Lullo. L’amore per l’arte, la storia, la moda e il teatro la porta a scrivere questo romanzo, a oggi sua terza pubblicazione.

Ricordi di viaggio

ricordi di viaggioIntento a scrivere il mio quarto romanzo, la  mente è andata a un personaggio che incontrai qualche anno fa, in un bar di Chichiriviche, una piccola cittadina nello Stato del Falcón, nella parte settentrionale del Venezuela. Al tramonto, quando il caldo soffocante cominciava a lasciare il posto a una brezza leggera, lasciavo la posada dove alloggiavo per recarmi a un ristorante del centro. Sulla via ero solito fermarmi a un bar piuttosto malandato ma gestito da un siciliano molto simpatico, col quale facevo volentieri due chiacchiere, prima di cena. Quella sera, il piccolo locale di solito abbastanza frequentato, era particolarmente pieno e quasi non c’era posto nemmeno al bancone del bar. Come mi vide, il buon Giuseppe (così si chiamava il barista) mi lanciò un’occhiata di saluto e dopo poco mi ritrovavo in mano la mia solita bottiglia di Polar ghiacciata. Di fianco a me, un tipo alto e robusto dai lineamenti orientali mi guarda e mi dice: «Vedo che conosci Giuseppe… sei un suo amico?»

«Chi non è amico di Giuseppe?» gli rispondo io.

«È proprio vero… io ci sono diventato addirittura fratello».

Lo guardai senza capire e lui sorrise. Dopo che entrambi ci fummo dissetati con un paio di generose sorsate di birra, Marcus (così disse di chiamarsi) mi spiegò che lui aveva “fratelli” sparsi per il mondo, in ogni dove: Buenos Aires, Cabo Raso, Mexico City, Panama, Nagasaki, Capo Verde, Parigi…

Marcus aveva trentanove anni, due lauree, due ex mogli e tanta voglia di vivere la vita. Sorrideva sempre. Dopo aver lasciato un impiego da duecentomila dollari l’anno a New York (“troppo freddo d’inverno e la gente è sempre troppo imbronciata”), la sua vita era divenuta un moto perpetuo intorno al mondo: andava a trovare i suoi “fratelli”, che lo ospitavano senza cerimonie e senza falsità, come si conviene a un “ospite di professione”, come egli si definiva. Lui ricambiava a volte con qualche lavoretto, a volte con una delle sue sculture, poiché era maestro nell’intagliare il legno e le sue opere trovavano sempre ammiratori disposti a pagarle bene. Era arrivato quel giorno stesso e ripartì quattro giorni dopo alla volta di Manaus.

Non lo rividi mai più, ma di lui e delle sere passate a chiacchierare in qualche posada di Chichiriviche conservo un ricordo indelebile e consolatore, e fu grazie a Marcus e a molti altri personaggi come lui che decisi di ambientare il mio primo libro in un mondo magico chiamato Sudamerica.

 

Là dove nascono i grandi capolavori…

Santa Maria del Mar 2

Con questo articolo di Francesca Rangone andiamo a scoprire la storia di un monumento storico per i Catalani che ha ispirato il celebre romanzo di Ildefonso Falcones.

La basilica di Santa Maria del Mar (in foto) è situata nella zona del Born, quartiere Sante Pere, Santa Caterina i la Ribera, in Plaça de Santa Maria, 1 a Barcellona. La Basilica, conosciuta anche come Cattedrale del Mare, fu costruita tra il 1329 e il 1383 quando la città aveva raggiunto l’apice della sua potenza marittima e mercantile. Essa è uno dei migliori esempi del gotico catalano e la sua costruzione fu realizzata sotto la direzione dei maestri d’opera Berenguer de Montagut e Ramón Despuig.

La leggenda dice che la Cattedrale del Mare sorga sui resti di una chiesa più antica: Santa Maria de les Arenes. Essa risalirebbe addirittura al 300 d.C. e serviva per custodire le spoglie di Santa Eulalia, fanciulla che subì il martirio a tredici anni, sotto Diocleziano, e che divenne martire di Barcellona. Il suo corpo fu nascosto durante la conquista araba della Spagna nel 713 d.C. e ritrovato solo nell’878 d.C.. Nel 1339, Eulalia fu inserita in un sarcofago d’alabastro scolpito da Lupo di Francesco (allievo di Giovanni Pisano) nella cripta della nuova Cattedrale di Sant’Eulalia.

Visto che il quartiere del Barrio della Ribera era diventato uno dei più popolosi dell’intera città e i loro abitanti (marinai, pescatori, lavoratori del porto e, più in generale, artigiani e armatori) si arricchirono in seguito all’espansione marittima di Barcellona. Spalleggiati dal clero, decisero di chiedere al re Pietro il Cerimonioso il permesso per poter costruire una nuova chiesa, prelevando le pietre dal Montjuic, colle che sovrasta tuttora il porto di Barcellona. Sotto l’egida del re Alfonso IV di Aragona nel 1329, i lavori per la costruzione della basilica di Santa Maria del Mar ebbero ufficialmente inizio, come testimonia una tavoletta redatta in latino e in catalano inserita sulla facciata della chiesa. Re Alfonso IV pose in terra la prima pietra il 25 marzo 1329 ma i lavori furono completati nel 1383. Per la sua costruzione, si dice che tutte le gilde e le corporazioni di arti e mestieri del quartiere della Ribera furono coinvolte, infatti vi presero parte, ad esempio, i Bastaixos de Ribera, ovvero gli scaricatori di porto che per l’occasione si occuparono di trasportare i materiali dal Montjuic al porto sottostante.

santa_maria_mar_luce

La basilica di Santa Maria del Mar in accordo con lo stile gotico, si distingue per la predominanza di linee orizzontali e la quasi totale assenza di decorazioni. Ai lati della facciata si trovano due torri ottagonali, decorate da pinnacoli. Possiamo distinguere tre navate, sebbene l’interno sia strutturato in modo che tale suddivisione risulti poco invasiva ma si abbia piuttosto l’impressione di ritrovarsi in uno spazio unico. Per ottenere questo effetto Berenguer de Montagut utilizzò due espedienti: distanziò i pilastri fra di loro in misura maggiore di quanto non accadesse nelle altre cattedrali e chiese coeve e fece sì che le navate laterali non fossero troppo ribassate rispetto a quella principale. In questo modo si ha l’impressione di trovarsi in un ambiente aperto e luminoso, grazie anche alle grandi vetrate e all’immenso rosone d’ingresso che proietta luce all’interno della chiesa. Le pareti sono assolutamente lisce e prive di decorazioni e questo, insieme alle colonne ortogonali, dona ancora una volta un’impressione di austerità e rigore. A proposito di tale austerità, si dice che la totale assenza di ornamenti (e in particolare delle barche in miniatura, ex voto che i marinai portavano in dono alla Vergine prima di salpare), sarebbe dovuta a un incendio scoppiato durante la Guerra Civile Spagnola.

Nel 1428 un terremoto intaccò in parte la struttura e fu la causa del crollo del rosone, uccidendo anche alcune persone. Il rosone fu ricostruito dall’artista Antoine de Lonhy in stile flamboyant, lo stile in voga all’epoca nell’architettura gotica francese, e l’anno seguente vennero sistemate anche le vetrate. Durante alcuni scavi effettuati alla metà del XX secolo, venne portata alla luce una necropoli risalente ai secoli IV – VI secolo d.C.

L’unicità di questa chiesa è che appartiene ai fedeli della parrocchia, soli responsabili e acquirenti dei materiali destinati alla costruzione, in chiara contrapposizione alla cattedrale di Barcellona, in fase di edificazione in quegli stessi anni, ma riservata principalmente alla nobiltà e all’alto clero.

fotos-barcelona-santa-maria-mar-009

Lo scrittore spagnolo Ildefonso Falcones, autore del romanzo La Cattedrale del Mare, ha fatto conoscere al mondo intero la bellezza di questa chiesa descrivendola magnificamente all’interno della sua opera. Scrive l’autore: “[…] Santa Maria del Mar è indubbiamente uno dei templi più belli al mondo. Priva della magnificenza di altre chiese, contemporanee o posteriori, al suo interno si può però respirare lo spirito che cercò di infonderle Berenguer di Montagnac: quello di una chiesa del popolo, costruita dal popolo e per il popolo, come una grande masseria catalana, austera, protetta e protettiva, con la luce del Mediterraneo come sommo elemento distintivo. […]”

                                                                                                          Articolo di: Francesca Rangone          Francesca

Le recensioni di Gianluigi Repetto: L’ingannevole apparenza delle cose

Lo scrittore Gianluigi Repetto ha recensito per noi un libro uscito nel 2011 ma poco pubblicizzato perché edito da una piccola casa editrice. Disponibile anche in formato ebook.

L'ingannevole ...

L’INGANNEVOLE APPARENZA DELLE COSE

di Claudio Vergati

Editore: Forme Libere

 pagine: 179

Bello ma non soddisfa. Il libro è ben congegnato, le varie storie proseguono e si sviluppano fino a congiungersi nel finale. I personaggi non brillano per originalità ma sono convincenti, avrebbero potuto essere più approfonditi. Il commissario cinico e disilluso ha un po’ stufato. L’aiutante meridionale è simpatico e leale, poi c’è l’artista bizzarro ed eccentrico, il vecchio reazionario, eccetera. L’autore riesce a coinvolgere il lettore e sa tenere alta la tensione narrativa; anche una risoluzione un po’ troppo fortunata riesce a convincere.

Passiamo al lato negativo. Manca l’epilogo. L’autore non conclude le varie storie che ha aperto. È un peccato. Il lettore vorrebbe sapere come vanno a finire le storie dei personaggi ma gli è negato. Vale la pena acquistarlo anche solo perché è un bel libro di una piccola casa editrice.

repetto1  Voto: 7/10