Quando le case editrici danno i numeri…

Mi sono messo a far due conti dopo che l’occhio mi era caduto sull’ennesima, ridondante e poco credibile affermazione di successo stampata sull’aletta di un romanzo che ho acquistato in un negozio di libri usati. Già fortemente deluso dalla banalità de La biblioteca dei morti, ho voluto dare all’autore una seconda chance ma confesso di non averlo reputato degno di un investimento superiore a 2 euro.

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Non è la prima volta che succede e devo anzi dire che quello di sbandierare cifre di vendita assurde è un malcostume assai diffuso. L’autore in oggetto, secondo quanto sostiene l’editore, vanta due milioni di copie vendute solo in Italia. La prima domanda che mi è sorta spontanea è stata:

dove sono tutti questi lettori, visto che la maggior parte dichiara di non leggere?

Ma vediamo un po’ di cifre. Secondo i dati forniti dall’ISTAT, gli italiani con un’età compresa tra i 15 e i 64 anni sono circa il 64%, per un totale di circa 38 milioni di persone. Consideriamo che, sempre secondo dati forniti dall’ISTAT, il 60% degli italiani dichiara di non aver letto nemmeno un libro nell’ultimo anno e dei rimanenti 20 milioni la metà dichiara di aver letto al massimo tre libri in un anno e solo il 14% ne legge più di dodici. Se applichiamo la percentuale di forti lettori (14%) alla popolazione con età compresa tra i 15 e i 64 anni (dubito che un thriller del genere venga letto da ragazzi under 15 e gli anziani over 64 hanno spesso problemi a leggere) otteniamo una cifra di poco superiore ai cinque milioni. Non posso né voglio sostenere che si tratti di una bufala, ma mi viene spontaneo chiedermi come sia possibile che un solo autore con solo sette libri (di cui uno all’esordio) abbia venduto due milioni di copie su un bacino di utenza plausibile di cinque milioni di persone e con una vastità incredibile di concorrenza tra titoli, generi e autori diversi. Pensate alla varietà di scelta che trovate in una libreria. File di scaffali colmi di volumi di ogni genere e tipo. E’ plausibile che due lettori su cinque abbiano come genere preferito proprio i thriller e tra le numerose proposte del genere (molte delle quali, è chiaro, vantano a loro volta milioni di copie vendute nel nostro Paese…) abbiano scelto proprio i libri dell’autore in questione? La situazione si fa ancora più incredibile se calcoliamo che una parte dei cosiddetti “lettori forti” prende i libri in prestito dalle biblioteche e che ogni libro venduto viene letto in media da due persone (familiari o amici). Se ancora non siete convinti, provate a mettervi un pomeriggio di venerdì o sabato (sono i momenti di maggiore affluenza) davanti a una libreria e osservate quanto poche siano le persone che vi entrano; se vi soffermate un poco di tempo in un’edicola vi accorgerete che nessuno compra libri (eppure in edicola ce ne sono tanti a prezzi scontatissimi). Personalmente sono stato spesso in libreria per pomeriggi interi a promuovere il mio libro e non ho mai visto nessuno comprarne uno di Glenn Cooper, né uno dei tanti osannati bestseller (un altro esempio è Donato Carrisi: mai visto acquistarne uno e conosco una sola persona che ne abbia letto uno, eppure la casa editrice e la stampa connivente lo definiscono un “caso editoriale”).

Certo la pubblicità è l’anima del commercio ma è compito del consumatore (in questo caso lettore) non credere agli asini che volano…

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6 pensieri su “Quando le case editrici danno i numeri…

  1. Lavorai per qualche tempo in una grossa libreria. E’ verissimo ciò che sostieni, sparano cifre senza senso. Non tengono conto dei resi che avverranno solo dopo alcuni mesi. A volte leggo cose del tipo “10000 copie vendute in una settimana”: Come fanno a sostenerlo se i resi li faranno dopo mesi? Con i riordini? Non è vero neppure quello perché una libreria potrebbe averne ricevuti 20, venduti 12 e decidere di riordinarne altri ma non ne ha venduti 20, solo 12. Moltiplichiamo questa differenza per migliaia di librerie …

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  2. Bufale, come sempre.
    Sparare in alto e sparare grosso è sempre stato così e sarà sempre così.
    Ma in fondo a che serve riempirsi così tanto la bocca? Alla fine sono i conti che la fanno da padroni e poi L utente finale, ovvero il lettore non è poi sempre detto che sia un allocco, non credete?

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  3. Credo che in molti casi intendano le copie stampate (il che se vogliamo è pure configurabile come pubblicità ingannevole…). Nel caso dell’autore da te citato come esempio dubito che abbia venduto così tanto, visto che il primo volume della saga è da molti ritenuto un fiasco.
    Mi chiamo Paolo e ci siamo conosciuti da Mondadori di Alessandria. Acquistai il tuo romanzo. Volevo dirti che mi è piaciuto molto, lo hanno letto anche mia moglie e mio cognato e anche loro ti fanno i complimenti. Da parte mia complimenti anche per questo blog che seguo sempre.
    Buon lavoro.
    Paolo

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