Filantropo e scrittore: Dominique Lapierre

Lapierre

Nato il 30 luglio 1931, figlio di un diplomatico e di una giornalista, Dominique Lapierre cresce a Parigi durante i cupi anni dell’occupazione nazista. Rannicchiato sotto le coperte alla luce di una piccola lampada, il piccolo Dominique fugge ogni sera dalle brutture della guerra, divorando romanzi. Quando diventa giornalista per Paris Match non c’è angolo del mondo che non abbia visitato. Ha conosciuto personaggi del calibro di Ben Gurion, Golda Meyr, Lucky Luciano, Madre Teresa di Calcutta.

Tra i suoi più grandi successi ricordiamo La città della gioia (1985), Più grandi dell’amore (1990) e Un arcobaleno nella notte (2008). Ha scritto anche numerosi romanzi con Larry Collins, uno scrittore statunitense conosciuto durante il servizio militare presso il Quartier Generale della NATO a Parigi; dal loro sodalizio nascono capolavori come Gerusalemme! Gerusalemme! (1972) e New York brucia? (2004).

Lapierre è anche un generoso filantropo: metà dei diritti d’autore di alcune sue opere vengono infatti devoluti alla fondazione Action pour les enfants des lépreux de Calcutta, da lui creata dopo l’esperienza vissuta nella città alla quale è ispirato il romanzo La città della gioia e che lui considera la sua città adottiva. Attraverso questa fondazione e insieme alla moglie (anche lei si chiama Dominique),  da molti anni Lapierre lotta attivamente per aiutare il popolo indiano.

Nel giugno 2012 un incidente gli provoca un grave trauma cranico, a seguito del quale viene tenuto in come artificiale. Solo dopo molti mesi riesce a riacquistare la parola e, gradualmente, a muoversi autonomamente e a camminare seppur con l’aiuto di un bastone.

Concludo citando il suo motto, “Se non c’è la strada, falla“: considerata l’assenza di prospettive per il futuro che caratterizza il nostro tempo questa esortazione è assai attuale.

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2 pensieri su “Filantropo e scrittore: Dominique Lapierre

  1. Trovo questa citazione davvero bellissima. Grazie per avermela fatta conoscere.
    “Se non c’è la strada, falla” è una esortazione a percorrere sempre le vie che ti indica il cuore, non la cartina geografica

    Mi piace

  2. Pingback: Ecco chi sono i Paperoni della penna 2016 | Luca Cozzi

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